Arte RAKU

LA TECNICA RAKU


Gli artisti ceramisti utilizzano questa tecnica per creare pezzi unici, mai ripetibili e volutamente imperfetti, in quanto gli effetti particolari di colore, le screpolature e i riflessi sono, quasi sempre, non del tutto controllabili.


La tecnica “raku”, nata in Giappone alla fine del XVI secolo, è strettamente legata alla filosofia Zen ed alla cerimonia del tè.

L'ideogramma Giapponese “raku” significa gioire il giorno, vivere in armonia con le cose e con gli uomini, piacere di creare.

Per realizzare questi oggetti sono stati usati la terra, il fuoco e l'acqua, i tre elementi che costituiscono l'essenza della vita dell'uomo.



Lo sviluppo della ceramica giapponese è dovuto anche all'importanza che assunse in Giappone la cerimonia del tè. L'offerta di una ciotola della bevanda profumata assunse le caratteristiche di una cerimonia dove ogni oggetto viene creato per utilizzarlo secondo la tradizione con una serie di formalità e sofisticati dettagli, allo scopo di raggiungere un'armonica bellezza, creando così un'atmosfera di pace e tranquillità spirituale tra l'ospite e il padrone di casa



PROCEDIMENTO


 

Il procedimento per realizzare ceramiche secondo la tecnica “raku”, in breve, è il seguente: l'oggetto viene plasmato a mano oppure con il tornio. Il materiale dell'impasto deve essere refrattario, cioè resistente agli sbalzi di temperatura.


 

I pezzi, ancora incandescenti, provocano la combustione dei materiali contenuti nel recipiente, formando all'interno dello stesso un'atmosfera riducente, che contribuisce a produrre una serie di effetti caratteristici sulla superficie degli smalti e sull'argilla; durante questa fase si crea l'effetto craquelé dello smalto.



Tutte queste operazioni debbono essere effettuate con estrema rapidità e consentono, dando libero sfogo alla fantasia ed alla creatività, di praticare innumerevoli varianti alla procedura indicata, ottenendo effetti sempre più differenti e particolari..

 





Mentre la prima cottura viene realizzata in maniera tradizionale, la seconda viene fatta in appositi forni, dai quali, una volta raggiunta la temperatura di fusione degli smalti (900°) il “biscotto” viene estratto, con apposite pinze, e messo a raffreddare in recipienti, ermeticamente chiusi, contenenti foglie secche, erba, segatura oppure carta.

 



Per ottenere la formazione di lustri e riflessi si crea prima una reazione chimica degli ossidi metallici presenti negli smalti e nell'argilla, poi, immergendo il pezzo nell'acqua, si consolida l'effetto ottenuto.